L’anoressia, dal greco senza nutrimento, è uno dei disturbi del comportamento alimentare tra i più diffusi, insieme alla bulimia e all’obesità. Si collega ad un importante bisogno di controllo sul proprio corpo e rinvia ad un ideale immaginario di perfezione di questo che si rivela irraggiungibile. L’anoressia, come tutti i disturbi, può assumere differenti livelli di gravità, di cui i più lievi, possono coesistere con una vita normale e passare inosservati agli occhi delle persone vicine. Infatti, ad un livello poco grave, non patologico, il soggetto tende ad avere un controllo sugli alimenti che vengono introdotti nel proprio corpo seguendo una dieta attenta, è possibile che si pratichi dello sport, senza che questo risulti un’ossessione, le azioni dirette dal disturbo non hanno ripercussioni manifeste sulla vita sociale e, soprattutto, non inficiano sulla qualità della vita del soggetto.

Ad un livello grave, invece, l’assunzione di cibo risulta un’angoscia insopportabile per il soggetto che tende ad evitarlo e quindi evita, di conseguenza, tutte quelle situazioni che possano avere a che fare con il cibo. Non solo: la propensione verso un ideale di perfezione rasenta l’ossessione, lo sforzo fisico, lo spingere il proprio corpo verso ogni limite del sopportabile sono un pensiero costante per il soggetto anoressico che arriva a basare la propria vita attorno a questo ideale. Ideale che si rivela però sadico, in quanto più ci si sforza di raggiungerlo e più questo si rende irraggiungibile: una delle manifestazioni di questo gioco di specchi è la dismorfofobia, un sintomo ricorrente per chi soffre di anoressia, secondo cui il soggetto di fronte allo specchio tende ad avere una percezione di sé irrealistica, che conferma nell’immagine allo specchio lo scarto percepito tra il proprio corpo e l’ideale a cui aspira.

Complementare rispetto all’anoressia risulta la bulimia, perché se la prima è un controllo estenuante sulla propria alimentazione, alla seconda corrisponde la perdita di tutti i freni: nell’abbuffata bulimica il soggetto non riesce più a controllarsi, tutto il controllo esercitato precedentemente in maniera così rigida implode, niente può arrestare questa crisi se non l’esaurirsi materiale del cibo e dopo, subentrano, importanti sensi di colpa per essere venuti meno al proprio programma. Questi sensi di colpa possono anche spingere il soggetto ad agire condotte di espulsione del cibo, come tentativo di espiare le colpe percepite.

Dietro queste spiegazioni generali è importante, per la cura, poter inquadrare la singolare storia del soggetto, motivazioni molto diverse possono convergere verso gli stessi disturbi. Solo dando voce alla persona unica che c’è dietro il disturbo è possibile aiutarla a mettere in atto delle strategie più adatte per affrontare la vita.

Chiama ora
Posizione