Che cos’è il disturbo ossessivo complulsivo di personalità?

Chi soffre del disturbo ossessivo-compulsivo di personalità è una persona perfezionista all’eccesso, con manie di controllo, molto autocritica. E’ una persona che vive al di sotto delle sue possibilità economiche perché sente il dovere di essere pronto a  far fronte a catastrofi future e non gli piace separarsi dalle cose per questo non butta nulla perché un giorno potrebbero tornargli utili.

Nei rapporti con gli altri è rigida, fa grande fatica a mostrare le proprie emozioni, che nasconde dietro una facciata formale, non riesce ad adottare il punto di vista dell’altro e mediare con le posizioni altrui le risulta doloroso oltre che impossibile. 

Queste persone hanno bisogno di fare a modo loro, in virtù del senso di controllo che questo gli restituisce e per questo, il rapporto con gli altri, che ha sempre a che fare con l’alterità, la diversità dell’altro è seriamente compromesso. Come per gli altri disturbi di personalità, anche in questo l’aspetto più in rilievo è la difficoltà di vivere e mantenere il rapporto con l’altro. 

disturbo ossessivo complusivo di personalità

Differenza tra disturbo ossessivo compulsivo di personalità e DOC (disturbo ossessivo complusivo)

Il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità si riferisce a delle caratteristiche ben precise che si discostano dal disturbo ossessivo-compulsivo. C’è una sostanziale differenza tra questi riconducibile soprattutto alla presenza di tic, ossessioni o compulsioni che sono presenti nel disturbo ossessivo-compulsivo, ma che non sono sintomo del disturbo ossessivo-compulsivo di personalità.

In quest’ultimo i sintomi sono più diretti al rapporto con gli altri e a tutti i problemi affettivi correlati o, al massimo, al rapporto con gli oggetti o gli ideali, non è altresì focalizzato su un comportamento o pensiero determinato. 

I sintomi

I sintomi che devono essere presenti affinché possa essere fatta questa diagnosi sono:

  1. La preoccupazione per dettagli, regole, liste o scadenze è tale da spostare in secondo piano l’attività correlata;
  2. Grado di perfezionismo tale da arrivare al punto di perdere di vista l’obiettivo generale dell’attività;
  3. Presenza di eccessiva dedizione al lavoro o alla produttività, al punto di escludere attività di piacere o amicizie
  4. Troppa coscienziosità, scrupolosità, solitamente chi soffre di questo disturbo di personalità è inflessibile nelle questioni che riguardano la morale, l’etica o i valori;
  5. Difficoltà a gettar via oggetti consumati o senza valore anche se privi di valore affettivo;
  6. Riluttanza nel delegare ad altri compiti o attività fino a che non vengano eseguiti esattamente secondo le istruzioni indicate e senza modifiche;
  7. Adozione di uno stile di vita misero per sé e per gli altri; il denaro è visto come qualcosa da accumulare per catastrofi future;
  8. Rigidità e testardaggine.

Dal quadro sintomatologico che si riferisce al DSM-V appena descritto emerge il profilo di una persona spaventata da ciò che non conosce e spera, attraverso il controllo, di poter mantenere la padronanza della situazione.

E’ sempre intento a pianificare il futuro per evitare di essere colto impreparato, ma in questa preoccupazione non tiene in conto il presente e le necessità e i bisogni propri e di chi gli sta intorno. Anche l’accumulazione è associata a questa sensazione di un futuro incerto in cui l’unica salvezza possibile è assicurata dal possesso di risorse faticosamente risparmiate. 

La paura dell’altro

Il disturbo di personalità ossessivo-compulsivo evidenzia il profilo di una persona che teme, al di là di una ragionevole e concreta motivazione, un disastro nel proprio futuro. Ha paura di essere vittima di un qualche evento catastrofico che possa metterlo in seria difficoltà e, nell’attesa che capiti, sente il bisogno di doversi far trovare preparato quando accadrà.

Una possibile interpretazione di questo vissuto, peraltro comune a molti di noi, senza che però arrivi ad avere un peso specifico decisivo nella quotidianità, potrebbe essere proprio il timore di essere ingannati o defraudati dall’Altro.

In fondo, come anche i miti sottolineavano, la sorte e il destino, nell’immaginario comune erano rappresentati da creature divine, ma dalle fattezze umane, che deliberava sulle sorti di ogni singolo essere umano. L’idea di poter controllare tutto infonde un senso di fiducia e sicurezza che però rimane solo ideale nel confronto con l’altro e con la vita.  

Come può essere d’aiuto una psicoterapia?

Attraverso un percorso di psicoterapia è possibile far luce sul significato singolare di un timore così forte. Provare a (ri)costruire la storia personale indagando le cause di queste paure e riflettendo, in un contesto scevro da qualsivoglia attività di giudizio, sulla propria implicazione soggettiva. Una maggiore consapevolezza circa noi stessi permette di avere più libertà di agire nel nostro mondo. Se, infatti, il controllo implica un restringimento del campo della libertà, la conoscenza, invece, lo allarga.   

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