Che cos’è la memoria?

Il termine memoria deriva dal greco μιμνῄσκω che vuol dire ricordare. Nella mitologia ellenica Mnemosine, una delle figlie di Cronos, aveva il potere di far ricordare e dimenticare, per questo fu lei a dare il nome alle cose e la vita alle nove muse.

La memoria è una delle funzioni più importanti del nostro sistema nervoso. E’ un sistema molto complesso, attraverso le connessioni tra neuroni è possibile recuperare, dal magazzino della memoria, esperienze del nostro passato.

La possibilità di recuperare informazioni è permessa dalle connessioni tra i neuroni, che formano le reti neurali. Queste sono il “luogo” in cui vengono conservati i ricordi. La memoria è, infatti, la facoltà di ritenere e riprodurre. Freud, neurologo prima che psicoanalista, in Progetto di una psicologia, uno dei suoi scritti più datati, parla del sistema della memoria. Dai tempi di Freud sono stati fatti tanti passi in avanti nel campo medico-scientifico come in quello psicoanalitico ma le intuizioni raffinate sviluppate dal padre della psicoanalisi rimangono sempre spunti di estremo interesse.

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Come funziona la memoria?

La memoria, insieme alla percezione è uno dei principali sistemi della nostra psicologia individuale. La percezione filtra gli stimoli interni ed esterni del nostro corpo. La memoria crea i presupposti per rappresentare mentalmente un qualsivoglia concetto, attraverso la rievocazione nel magazzino mnemonico di immagini, suoni, idee o parole che si associano e danno forma alla corrente affettiva che scorre in noi.

I pensieri stessi poggiano la propria realtà sulla memoria acustica che mette a disposizione le tracce delle parole. Noi pensiamo in parole, ma la parola è qualcosa che, primitivamente, ci è arrivata, si è imposta a noi dall’esterno. Solo dopo l’abbiamo interiorizzata e si è offerta come supporto per il pensiero più sviluppato. Tutta la memoria è in fondo legata ai sensi e alla percezione, in fondo, quanto ricordiamo sono elementi della nostra percezione. Possiamo ricordare immagini, sapori, sensazioni e odori.

Memoria e significato

Ogni ricordo però, nel momento in cui viene evocato, genera qualcosa di nuovo, che non può essere separato dalle contingenze presenti e dal significato che assume nell’istante di essere ricordato. Per esempio, ricordare da adulti la propria infanzia evoca una nostalgia che colora qualsiasi ricordo di quel tempo perduto di tinte più brillanti.

Ogni ricordo è sempre un’esperienza nuova in questo senso, perché non sarà mai oggettivamente ricordato ma creato ex-novo. Ricordo di uno studio, letto ai tempi dell’università, in cui veniva messo a confronto il ricordo della stessa moneta da parte di un gruppo di bambini provenienti da un paese sviluppato e da uno di un paese in via di sviluppo. Il primo gruppo sistematicamente ricordava una moneta più piccola delle dimensioni reali mentre il secondo la ricordava più grande.

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Il confine tra oggettivo e soggettivo è più sfumato di quanto si possa pensare: per i bambini abituati a dare più valore alla moneta questa sembrava più grande, quelli che la consideravano meno rilevante la vedevano più piccola. 

La memoria, infatti, è un sistema che non prescinde dagli altri, anzi, è molto interconnesso alle emozioni. Più è intensa un’emozione e più indelebile sarà il ricordo associato.

Questo meccanismo appare chiaro nel disturbo post-traumatico da stress (PTSD). Chi ne soffre è stato esposto direttamente o ha assistito ad un evento traumatico (guerra, violenza, catastrofe naturale…) e ha sviluppato una serie di sintomi legati alla memoria di quello specifico evento. Una delle modalità per trattare questo disturbo è lavorare proprio sul ricordo di quell’evento e provare a dotarlo di un significato, ciò serve a “naturalizzare” un’esperienza che rompe con tutte le altre. 

Memoria e inconscio

In maniera analoga, senza l’elemento di grande paura e orrore che caratterizzava i ricordi appena menzionati, anche nella vita di tutti i giorni è possibile fare esperienze che diventano ricordi traumatici.

Per esempio, essere abbandonati dal partner senza una spiegazione. Ancora una volta vediamo come esperienza, ricordo e significato sono inscindibili. Tutto quanto non è possibile spiegare diventa potenzialmente traumatico perché la mancanza di senso equivale alla mancanza di controllo. 

Come usare la memoria

D’altro canto, la psicoanalisi ci insegna come noi ricordiamo molto più di quello che pensiamo di ricordare. L’inconscio è il luogo della memoria. Spesso, senza esserne coscienti, continuiamo a riprodurre schemi comportamentali e relazionali che affondano le radici nella nostra infanzia e, seppur dolorosi, non riusciamo a modificarli. Un percorso che permette di prendere consapevolezza su questi vissuti, di esplicitarli, di riconoscerli come propri è il primo passo per “riacquistare la memoria”.

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