Introduzione

Non sarà mai possibile abituarsi del tutto a questa quarantena e a quello che sta succedendo nel mondo. Sembra solo un lungo incubo da cui non riusciamo a svegliarci. E mi ritengo uno tra i fortunati, tra quelli che del virus ne sentono parlare solo in televisione o dagli altri.

Come per tanti altri fortunati, questo periodo si riduce al dovere di rimanere in casa (affronterò in un prossimo articolo come gestire le preoccupazioni legate agli effetti prodotti dal CORONAVIRUS). Ma questo, come ciascuno di noi ha provato, si rivela un compito higly-demanding, molto difficile da sostenere. In questo articolo proveremo a capire perché.

Problematiche più comuni

Rimanere a casa, soprattutto se soli, spinge inevitabilmente verso il confronto con se stessi e non potendo volgere lo sguardo al futuro, inevitabilmente lo si proietta all’indietro. Mai come in questo periodo, la tendenza al rimuginio può essere forte. La compagnia di un altro è la modalità migliore per quietare il proprio pensiero.

Ripenso al personaggio di Tom Hanks nel film Cast Away, in cui si ritrovava su di un’isola deserta dopo che l’aereo su cui viaggiava era crollato. Dopo diverso tempo sull’isola da solo sente la necessità di farsi un amico e tratteggia i lineamenti di un viso su una palla che chiama Wilson. Come lui inizia a parlare, tutti noi abbiamo bisogno di parlare a qualcuno.

Siamo incredibilmente fortunati a vivere in un’epoca in cui i mezzi di comunicazione sono così numerosi e permettono di annullare ogni distanza. Essere presenti sui social, interagire con gli altri in maniera virtuale ci fa davvero cogliere l’effetto benefico, se non salvifico, di queste tecnologie. 

Perdita del senso del tempo

Dare un senso al proprio tempo è un’altra delle tante sfide che questa quarantena ci ha posto.  Quanti di noi, almeno un giorno, si sono svegliati motivati, hanno svolto con determinazione una serie di attività, spuntando una dopo l’altra il compito da una lista e poi, una volta completata, si sono detti: “e ora che faccio?”.

Il tempo, in questo periodo, più che mai si mostra nella sua accezione meno oggettiva. La scansione del tempo fatta dall’orologio non coincide più con il tempo esperito, come quando eravamo nel pieno del trantran quotidiano, quando il tempo non bastava mai e non perdevamo occasione per lamentarci di questo. 

Padronanza del tempo

Forse però non bisogna buttare il bambino con l’acqua sporca: anche se siamo in questa situazione di emergenza, che mai nessuno avrebbe pensato possibile, dobbiamo cercarne di trarne il maggior vantaggio. In effetti, tante persone non sono per nulla scontente di questa quarantena perché hanno avuto la possibilità di riappropriarsi del proprio tempo.

quarantena

Questo vale tanto per chi la quarantena la sta passando da solo che per chi la passa in compagnia dei cari. Scrivo questo articolo dopo aver raccolto le testimonianze di molte persone e, non mi sorprende affatto, come non esista una situazione ottimale univoca.

C’è chi a casa, senza nessuno, da solo sta benissimo, e chi, invece, si ritrova angosciato e soffocato dai propri cari e avrebbe preferito di gran lunga starsene da solo. In fondo, in questo ognuno è solo e, vittima di una doppia contingenza, si trova  confrontato con la propria situazione individuale, amplificata da questa condizione collettiva di sospensione del tempo e costrizione dello spazio.  

Conclusioni

In questo periodo ho sentito usare tantissime volte il termine “resilienza”, anche dallo stesso premier. Tempo fa io stesso ne ho parlato in un post.  La resilienza è la capacità di affrontare una situazione difficile, capovolgendo le asperità in occasioni per trovare la forza di uscirne. In effetti siamo tutti chiamati a fare quello che possiamo fintanto che la situazione non cambierà.

Personalmente, sto concentrando la mia attenzione su quello che mi aiuta a sentirmi padrone del mio tempo e quindi della mia vita, mi sto dedicando alle mie passioni e alla mia famiglia, oltre che continuare il lavoro. Ognuno per capire di cosa ha bisogno ora, deve capire cosa gli permette di dimenticare che là fuori c’è il virus

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