Di che cosa si tratta?

Con dipendenza da relazioni virtuali, o Cyber relationship addiction, ci si riferisce ad una condizione morbosa per cui le relazioni sviluppate su internet e sui social network diventano più importanti e/o si sostituiscono a quelle reali.

relazioni virtuali

Le relazioni virtuali e Internet

Lo psichiatra americano Ivan Goldberg, per primo, ha accostato i criteri per la dipendenza da sostanze all’utilizzo di internet. Era il 1995 e non esistevano ancora i social, ma il suo sguardo attento aveva colto il rischio celato dietro la diffusione del World Wide Web.

In questi 25 anni abbiamo potuto assistere a come la propagazione di internet abbia radicalmente cambiato la nostra vita in (quasi) tutti i suoi ambiti. Quello relazionale e sociale è tra i più influenzati.

Le Chat room

Erano i primissimi anni del 2000 quando sono apparse le prime chat room, luoghi virtuali dove poter incontrare e conoscere persone identificate da nicknames. Si era due volte al riparo, dietro lo schermo che permetteva di non “metterci la faccia” e dietro il nickname che garantiva l’assoluto anonimato iniziale.

Queste stanze, allora come terre di nessuno, per alcuni garantivano la possibilità di “godere” senza rimorso, di dare sfogo a quella sessualità o quell’aggressività che non è possibile scaricare in maniera così diretta nel mondo reale – e che oggi ha assunto le tinte del fenomeno degli haters. Per tanti altri però questi luoghi autorizzavano e agevolavano la reale conoscenza di persone reali, mediata dal virtuale. 

Fin da subito quindi internet ha permesso alle persone di incontrarsi e innamorarsi, relazioni infatti che iniziavano sul web, a volte proseguivano nella vita reale.

Lo sviluppo dei social

Lo sviluppo dei social a partire da Facebook, non ha fatto altro che accelerare, diffondere e diversificare sempre più questa nuova modalità di approccio. Tanto che sono apparsi social il cui scopo è proprio quello di far divampare il fuoco tra due persone e quindi l’utilizzo di questa piattaforma è già un segnale chiaro che si vuole inviare all’altro.

Da questa prospettiva le relazioni online possono esser lette dunque come l’evoluzione tecnologica di relazioni mediate che erano presenti anche ben prima di internet, basti ricordare nella seconda metà degli anni ’90 gli scambi di sms.

Le relazioni virtuali oggi

L’uomo ha sempre trovato il modo per comunicare in maniera differita, per ovviare all’impossibilità della relazione in presenza e il linguaggio scritto o di altro tipo lo ha permesso. La differenza è che oggi l’esperienza offerta dalle relazioni virtuali va ben oltre, arriva quasi a compensare quelle reali.

Assistiamo sempre più alla sostituzione di relazioni reali per altre virtuali anche in virtù del minor costo personale che queste ultime comportano. E’ a questo livello che si sviluppa il rischio di sviluppare una dipendenza da questo tipo di relazioni.

Sintomi della dipendenza da relazioni virtuali

La dipendenza nell’essere umano è un momento molto importante. Il piccolo dell’uomo nasce dipendente dal suo altro significativo e in questo rapporto impari sviluppa la possibilità di crescere e rendersi autonomo. Esistono periodi nella vita in cui la dipendenza da un altro permette di apprendere nuove conoscenze e tecniche. In sé quindi la dipendenza non è negativa, anzi.

Diventa patologica quando ci si nasconde dietro l’oggetto per opporsi ad un cambiamento. L’oggetto diventa così “un altro buono” che si prende cura del soggetto tenendolo al riparo dal dolore.

dipendenza

I criteri proposti da Goldberg per diagnosticare la presenza di un disturbo di dipendenza da internet sono infatti gli stessi considerati quando si tratta della dipendenza da una sostanza:

  1. Bisogno di aumentare il tempo passato collegati ad internet per raggiungere l’eccitazione ricercata;
  2. L’uso di internet viene utilizzato per alleviare il disagio procurato dall’astinenza;
  3.  Si trascorre più tempo su internet di quello preventivato;
  4. Desiderio persistente e/o tentativi infruttuosi di controllare l’utilizzo di internet;
  5. L’uso di internet continua nonostante la consapevolezza di disagi psicologici e/o fisici e di problemi legati alla sfera del lavoro e delle relazioni dovuti all’uso di internet.

Al pari di una sostanza tossica, l’uso di internet può indurre una dipendenza. Ma come può essere possibile se mancano degli effetti diretti come avviene con l’alcol o le droghe?

L’oggetto di dipendenza, nonostante tutto, offre un rifugio sicuro a chi ne dipende. Rimane pur sempre un oggetto, che non può far soffrire, se non sotto forma di sintomi da astinenza. L’oggetto in fondo permette di sentire qualcosa senza richiedere che il soggetto si metta in gioco, si esponga.

Una fuga nel virtuale

Lo stesso vale per le relazioni virtuali, beninteso qui consideriamo quelle che rimangono tali. Quando cioè il soggetto si nasconde dietro il pc o lo smartphone e non è disposto a realizzare concretamente la relazione. In quest’ottica la relazione virtuale diventa una fuga dalla realtà, doppia.

Una fuga nel virtuale perché questo permette di simulare delle relazioni senza il rischio di metterci il corpo. Quindi sono relazioni monche, perché rimanendo a questo livello, mancherà sempre la propria presenza, il proprio coinvolgimento con tutto quanto ne deriva in positivo e in negativo.

Sono anche una fuga dal virtuale perché spesso non appena il partner chiede di fare il passo successivo, scompaiono, ricominciando da un’altra parte. Non è insolito che si intrattengano numerose relazioni contemporaneamente. Sono alibi e condanna insieme. Alibi perché rassicurano dalla necessità di impegnarsi davvero e condanna perché sollevano dallo stesso bisogno.

Cause della dipendenza da relazioni virtuali

La condotta dipendente permette così di fuggire da qualsivoglia assunzione di responsabilità.

Nella dipendenza i soggetti si annullano, come purtroppo sappiamo bene pensando agli eroinomani. L’oggetto diventa il loro principale ed unico stimolo e non hanno desideri. Per quanto riguarda le relazioni virtuali queste diventano il rifugio e il regno in cui non hanno rivali.

Qualche tempo fa si leggeva sui notiziari la storia di un sedicente medico che online aveva sedotto numerose donne in tutta Italia. Nessuna lo ha mai incontrato. Era diventato un caso perché era apparsa la notizia che sarebbe morto a causa del Covid, ma proprio questa aveva fatto sorgere una serie di dubbi sulla sua reale esistenza. In fondo nel virtuale è possibile creare ciò che vogliamo, la nostra immaginazione è sconfinata.

Possibili soluzioni

La psicoterapia in generale e la psicoanalisi nello specifico offrono la possibilità di ritrovare il proprio tempo soggettivo, attraverso un percorso che miri a conoscersi in profondità. Lo psicoanalista offre una relazione terapeutica attraverso il quale il soggetto possa sentirsi libero e legittimato ad andare oltre le maschere sociali per capire chi è e soprattuto cosa davvero vuole.

Considerazioni finali

Accettare il proprio limite, tollerare la possibilità di fallire, permettersi di non piacere ed essere rifiutati dall’altro sono aspetti tanto dolorosi quanto necessari per mettere le basi per un rapporto autentico con l’altro. E nonostante ciò nulla può garantire che l’altro farà lo stesso, che l’Altro non mi farà soffrire.

L’amore è sempre un mettersi a nudo di fronte l’altro, mostrandogli le nostre vulnerabilità (e mostrandole così a noi stessi). Nell’epoca contemporanea, invece, abbiamo tutti la tendenza a voler mostrare solo i nostri attributi migliori per offrire un’immagine più perfetta possibile.

Non si è disposti a mettersi davvero in gioco, l’impegno è vissuto come asfissiante e un limite che non vale la pena di assumersi, quando è possibile continuare a godere in ogni momento.

Viviamo nell’epoca del tutto e subito e per questo ogni attesa è insopportabile, ci culliamo allora di vivere relazioni a metà perché queste costano la metà. Ci mettiamo solo la testa e lasciamo il corpo a casa, immobile: così diventa difficile distinguerlo da un atto onanistico.

Il corpo con i suoi inciampi e i suoi difetti in una relazione è chiamato a rispondere da vicino, è necessario il con-tatto dei corpi, con tutto ciò che di meraviglioso e terribile questo contatto implica, affinché si possa fare esperienza dell’altro e di noi stessi.

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