Che cos’è il trattamento del silenzio?

Il trattamento del silenzio, o silenzio punitivo, è un comportamento passivo-aggressivo tale per cui, all’interno di una relazione stretta, un suo componente non risponde e talvolta arriva persino ad ignorare l’altra persona.

La durata è varia, da pochi minuti – ma in questo caso non credo sia corretto definirlo tale – può durare anche ore o addirittura mesi e anni.

Silenzio Punitivo

Quello che oggi è nominato silenzio punitivo trae spunto dal trattamento del silenzio, una tecnica di punizione utilizzata nelle prigioni inglesi in seguito alla riforma carceraria del diciannovesimo secolo.

Alle punizioni corporali venne sostituito il silenzio. Quando bisognava punire qualcuno, gli si impediva di parlare e si smetteva di rivolgergli la parola. Molti di loro impazzirono.

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Chi subisce questo tipo di silenzio non ha la possibilità di poter comunicare con l’altro, anzi è nella posizione di non ricevere neanche risposta alle proprie domande. Questa situazione genera sentimenti di inutilità e di abbandono, oltre che frustrazione per l’impotenza suscitata dall’altro. 

Secondo alcuni terapeuti viene utilizzato da chi ha scarse competenze comunicative e fa coì perché non riesce ad esprimere se stesso. Secondo altri si tratta invece di una forma di controllo o persino di abuso.

Il senso di potere

Sicuramente chi lo mette in atto conquista un certo controllo sull’altro e questo gli restituisce un senso di potere. Il silenzio non è mai un vero atto di “silenzio” ma è funzionale a quanto il musone vuole ottenere. Certo, può aver acquisito questa modalità perché l’ha subita nella sua famiglia di origine o da altri, ma è una pratica che può logorare la relazione.

Come si supera il silenzio?

Per superarlo, chi lo subisce, dovrebbe cercare di rompere lo schema in atto. Piuttosto che preoccuparsi della contingenza o esprimere preoccupazione potrebbe:

  • Scherzare su quanto sta accadendo o ricoprire di attenzione positiva il taciturno;
  • Tagliar corto e ritornare alle proprie occupazioni personali, in attesa che l’altro ritorni “normale”.

Queste semplici indicazioni possono risultare davvero difficili da attuare ma sono quello che l’altro non si aspetta e per questo, venendo meno quella percezione di “controllo”, potrebbero rompere lo schema.

L’importanza del Dialogo

Chi lo mette in atto dovrebbe cercare di sforzarsi di adottare una comunicazione più positiva, il potere offerto dal silenzio è effimero e alla lunga rischia di mettere in crisi il rapporto. E’ un circolo vizioso che può essere interrotto dal tentativo di comunicare apertamente.

Questo è possibile se si rinuncia alla lotta di potere che mira a sottomettere l’altro e ci si apre ad un dialogo costruttivo. Se chi si chiude, lo fa perché non si sente in grado di comunicare, deve impegnarsi ancora di più perché una coppia senza comunicazione è l’accostamento di due individui soli.

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