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Il Disturbo fittizio autoimposto

Che cos’è il disturbo fittizio autoimposto?

Il disturbo fittizio autoimposto comporta la messa in scena di dolori e/o vere e proprie patologie o invalidità al fine di ottenere le cure da parte di un medico o comunque di qualcino che può offire cure per le malattie dimostrate.

Sindrome di Munchausen

Il disturbo fittizio è conosciuto anche come sindrome di Munchausen, per via del riferimento storico al barone di Munchausen, noto in letteratura per le storie inverosimili che raccontava. La sindrome si suddivide in autoimposta e per procura. Nel primo caso chi lamenta dei sintomi è la stessa persona che soffre del disturbo, nel secondo, invece, chi soffre del disturbo potrebbe indurre i sintomi in un’altra persona, quasi sempre qualcuno che ha in cura. Poco tempo fa è uscita una serie tv ispirata ad una storia di cronaca relativa ad una donna che soffriva di questo disturbo: The Act.

L’analisi dell’isteria

Come diceva Lacan, prima di avere un corpo noi siamo un corpo. Questo dunque risponde oltre delle cure che noi gli dedichiamo direttamente, anche delle conseguenze dei nostri malesseri personali. Tutti gli studi che hanno permesso la nascita della psicoanalisi si basavano perlopiù sull’analisi dell’isteria. L’isteria, soprattutto quella della fine dell’ottocento, era una patologia che attraverso il malessere del corpo veicolava un disagio del soggetto: il corpo parlava. Grazie a questa osservazione preliminare è stato possibile per Freud scoprire l’inconscio. Questa premessa è necessaria per capire questo disturbo in quanto, in questo caso, non si può parlare semplicemente di simulazione. Il paziente non dice solo delle bugie, non si limita a mentire.

Sintomi del disturbo fittizio autoimposto

Chi soffre del disturbo fittizio autoimposto è alla ricerca di un medico che riconosca la sua condizione, che avvalli le sue tesi. Il paziente ha bisogno che un altro supposto sapere gli creda e lo curi. Il suo bisogno è di essere curato e per questo cerca medici e strutture che lo curino. Non lo fa per secondi fini materiali, lo fa per essere assecondato in questo suo bisogno primario di cura.

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IL suo primo obiettivo sarà dunque cercare un medico o una struttura ospedaliera a cui presentarsi insieme ai propri sintomi. Per ottenere credibilità sarà molto informato sulle condizioni morbose oltre ad esser disposto a “correggere” la propria cartella medica o addirittura a falsare esami medici. Sono talmente bravi che almeno all’inizio vengono creduti e rischiano per questo di ottenere terapie inutili e nocive, ma è quello che cercano.

Durante il primo periodo possono addirittura confermare di provare sollievo ma poi il malessere tornerà in quanto è funzionale al raggiungimento del proprio obiettivo. Spesso inoltre capita che, dopo un primo periodo, i curanti si accorgono delle incoerenze del paziente e questi terminerà il rapporto alla ricerca di altri medici e altre istituzioni.

Considerazioni e cause

Ognuno di noi nutre un bisogno di riconoscimento. Lacan, riprendendo la lezione di Hegel, afferma che il desiderio umano è il desiderio dell’Altro, inteso – anche – come riconoscimento da parte dell’Altro. Per questi soggetti morbosi, il riconoscimento si è impresso in questo bisogno di essere curati. Per questo non si può parlare di semplice simulazione, è qualcosa di più profondo che affonda le sue radici nei sistemi emotivo-relazionali di questi soggetti.

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E’ necessario capire, caso per caso, come mai la cura medica ha assunto questo valore preminente. Non è possibile, come sempre nei fatti della psicologia, offrire una spiegazione universale ma è doveroso provare ad ipotizzare quali siano i meccanismi comuni. Per questi soggetti esistono due priorità: essere creduti ed essere curati. In qualche congiuntura della loro storia personale qualcosa a livello di queste due direttrici esistenziali non ha funzionato.

Possibili soluzioni

La psicoterapia si configura come relazione terapeutica, cioè una relazione che cura. E’ il contesto adatto dove poter analizzare questo bisogno di essere curati e riportarlo alla sua origine. E’ il luogo dove offrire la cura corretta per le esigenze di un simile disturbo, perché cure mediche non necessarie possono diventare nocive.

Il termine greco “pharmakon” (φάρμακον) è ambiguo perché indica sia la medicina che il veleno. Questa ambiguità è lo specchio di una forte ambivalenza emotiva in questi pazienti, che chiedono come cura qualcosa che potrebbe fargli male.

Lo psicoterapeuta ha le competenze necessarie per offrire la cura necessaria che non è quella richiesta, questo punto può essere difficile da accettare ma l’accettazione è il primo passo verso il cambiamento.

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