E’ davvero possibile avere una dipendenza dal Phon?

Potrebbe sembrare strano, ma quella del Phon è una dipendenza come altre, forse meno nociva ma non senza pericoli. E’ a tutti gli effetti una dipendenza per coloro che non riescono a fare a meno di accenderlo almeno una volta al giorno e per un tempo non trascurabile, è una dipendenza per quelli che vorrebbero farne a meno ma non ci riescono.

dipendenza da phon

Tutti siamo chiamati a trovare attività che ci permettano di staccare la spina o di poter trovare la concentrazione. Queste attività possono essere salutari o nocive per il proprio corpo o per il rapporto con gli altri, dipende un po’ da ognuno e dall’obiettivo he permette di raggiungere. Sempre più persone, soprattutto giovani, per rilassarsi, trovare la concentrazione o per lasciarsi abbracciare da Morfeo, si avvalgono dell’ausilio dell’asciugacapelli.

Dipendenza da phon asciugacapelli

Quando si può parlare di una dipendenza

La combinazione di un rumore basso e sempre uguale e del calore generato dalle resistenze surriscaldate e soffiato fuori dalla ventola procurano una sensazione di benessere che in tanti apprezzano. In maniera differente, chi per pochi minuti al giorno, chi per tutta la notte, oppure chi ne vuole solo sentire il rumore e chi invece preferisce putarlo sul viso o sulle mani, è possibile assistere ad un fenomeno che è già molto diffuso. Quando si esce dal puro piacere e si arriva a non riuscire a viverne senza si può parlare di dipendenza.

L’ago della bilancia che separa un’attività piacevole da una dipendenza è l’incapacità o l’impossibilità percepita di poterne fare a meno con conseguenze importanti su tutti gli aspetti della quotidianità. Ciò che inizia come un’attività piacevole può poi cambiare il suo corso e diventare altro. Questo è il meccanismo comune alla base delle dipendenze e possiamo vedere come lo diventi anche per l’uso del phon, anche se questo non sollecita emozioni forti, piuttosto il contrario, sensazioni di pace e calma.

Sintomi della dipendenza da Phon

I sintomi di questa dipendenza sono sia qualitativi che quantitativi. Partendo da questi ultimi, possiamo considerare la quantità di tempo trascorsa con il phon acceso: alcuni se lo puntano addosso anche per dieci ore al giorno, oltre coloro che lo hanno con sé durante tutta la notte. Al di là della quantità, bisogna soffermarsi anche sul valore che questa attività assume per il soggetto.

Per alcuni può arrivare ad essere una modalità di scansione della giornata, fino addirittura a doverlo accendere appena svegli altrimenti non si riesce a far iniziare la giornata o a dovervi ricorrere appena la soglia di frustrazione percepita diventa intollerabile. Questi tratti sono a tutti gli effetti sintomi di una dipendenza se si considera anche che per tanti è impossibile rinunciare a questa pratica, nonostante lo desiderino.

Considerazioni

Si possono trovare numerosi articoli a questo proposito su internet e tutti condividono che l’elemento decisivo risiede nel rumore prodotto dal phon. Questo viene definito un “white noise”, rumore bianco, come il cadere della pioggia o l’infrangersi delle onde del mare. Rumori capaci di assicurare tranquillità perché riescono ad imporsi su tutti gli altri e con la loro frequenza bassa e costante offrono un ambiente ovattato e percepito come sicuro.

Questa condizione di benessere è amplificata dal calore profuso dal phon che può essere orientato su tutto il corpo o verso una sua parte prediletta. La sensazione del calore sul corpo produce un piacere e una soddisfazione tali da poter risultare difficile interrompere la pratica che li procura, tanto che questa attività può andare avanti per delle ore. Con il tempo si può allora consolidare un’abitudine che da semplice piacere estemporaneo si trasforma in rituale quotidiano.

Cause della dipendenza dal phon

Il passaggio da pratica piacevole saltuaria a rituale è uno dei segnali dell’insorgere di una dipendenza perché la pratica non è più diretta a fornire un piacere ma ha assunto un’altra funzione.

Numerose persone riportano che, anche di giorno, possono ricorrere all’uso del phon quando sentono il bisogno di rilassarsi o anche in un momento di noia, momenti in cui altri per esempio si accendono una sigaretta o mangiano qualcosa o guardano il telefono. Il punto in comune è che in determinati momenti o particolari situazioni sentiamo il bisogno di trovare sollievo da una situazione che ci reca disagio. D’altra parte non è possibile accostare l’accendersi una sigaretta all’accendere il phon. A questa differenza concorre il fattore soggettivo che, in ognuno, spinge verso una soluzione personale più o meno felice che mette in accordo un’esperienza con una predisposizione innata.

Un’altra possibile causa è l’associazione di questa pratica alla necessità di sancire la scansione del proprio tempo. Questa è un’altra modalità di definire il rituale: si utilizza il phon allora per ridefinire i propri tempi e separare un’attività della giornata dalla successiva. In questo modo posso usare il phon appena sveglio per permettere alla giornata di cominciare oppure quando finisco di studiare prima di fare altro. L’attività diventa come una punteggiatura nella scrittura della quotidianità.

Il caso di Lori

Nel Dicembre del 2010, sul canale americano TLC è andata in onda una puntata del programma “My Strange Addiction” che parlava di Lori Broady una donna sulla trentina che da quando aveva 8 anni dormiva tutte le notti con il phon acceso. A Lori non erano bastato bruciarsi più volte durante la notte con il beccuccio del phon, un principio di incendio per sovraccarico elettrico della centralina o l’interruzione di alcune relazioni sentimentali per questa sua mania, ogni notte per trovare sonno doveva accendere il phon e metterlo sotto le coperte vicino a sé.

Possibili soluzioni

Una pratica così originale affonda le sue origini in qualcosa di più profondo. Non è per tutti lo stesso, ma possiamo ipotizzare che ci sia un comune denominatore per chi ha una dipendenza da phon, soprattutto quando acquisisce i tratti della dipendenza.

La prospettiva psicoanalitica che emerge da alcune ricerche su questo tema parla di “ritorno all’utero”, cioè il suono e il calore offerti dal phon sono paragonabili alle sensazioni provate nel grembo materno e per questo così soddisfacenti. E’ una prospettiva interessante che spiega come mai il benessere offerto dal phon sia così prezioso.

Proviamo però a soffermarci su un aspetto complementare: il rischio. Infatti, se da una parte la tranquillità e la sicurezza sono così totalizzanti da non poterne fare a meno, è vero anche in questo caso, come in ogni dipendenza, c’è sempre un aspetto mortale.

Ripensando alla protagonista del programma americano, il rischio di andare tutte le notti a letto con un phon acceso è spaventoso! Per questo è importante capire cosa c’è alla base di questo comportamento, cosa vuol dire in un caso specifico affinché sia possibile tradurne il bisogno alla base e cercare una soddisfazione alternativa meno totalizzante ma più matura.

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