Dipendenza da shopping o shopping compulsivo?

Nell’ultima edizione del DSM-V, il manuale utilizzato per le diagnosi mentali a livello medico, la dipendenza da shopping è menzionata ma non è annoverata tra i disturbi in quanto, sebbene considerato un comportamento ripetitivo altrimenti definito “comportamento di dipendenza”, mancano dati oggettivi per una classificazione chiara e univoca.

Il quadro morboso di riferimento è comunque quello del disturbo ossessivo-compulsivo. La volontà di fare acquisti non è del tutto libera: sono presenti pensieri e compulsioni che, indipendentemente dalla coscienza, spingono verso la realizzazione della spesa.

Non è possibile individuare un’unica causa alla base di questo comportamento ma, così come funziona per le altre dipendenze, un insieme di cause psicologiche e neurologiche concorrono alla cristallizzazione di questo comportamento.

Negli ultimi anni, inoltre, questo fenomeno si è ulteriormente diffuso grazie alla possibilità dello shopping online, coniando la categoria di “dipendenza da shopping online”.  

In questo articolo shopping compulsivo e dipendenza da shopping verranno affiancati e trattati come un unico disturbo, sulla base del fatto che compulsione e comportamento dipendente possono essere considerati affini, la compulsione può essere una manifestazione di un aspetto di dipendenza della persona. 

Shopping come sfogo

Come già spiegato in altri post, affinché si possa parlare di comportamento dipendente, bisogna che questo comportamento non sia sotto il controllo diretto, sfugga al controllo cosciente del soggetto. In questo caso possiamo parlare di una difficoltà a livello del controllo degli impulsi. Spesso questo dis-controllo è presente in persone che, al contrario, cercano di porre tutto sotto il proprio controllo, i cosiddetti “maniaci del controllo”.

Più si prova a mantenere il controllo e più si corre il rischio che questo controllo, in uno o più aspetti della quotidianità, manchi del tutto. Inoltre, situazioni familiari, affettive o professionali stressanti intensificano questi comportamenti compulsivi. Questi diventano la valvola di sfogo di tutta la difficoltà che non può essere altrimenti gestita e che in qualche modo deve pur essere esternata.

Lo shopping diventa quindi uno di quei comportamenti che permettono alla persona di trovare un sollievo momentaneo. Tra l’altro lo shopping è meno dannoso per la propria salute rispetto ad altre dipendenze e, in casi non estremi, non mette a rischio la salute finanziaria del proprio conto in banca. Per questo motivo è più accettabile per gli altri o facile da nascondere

shopping complusivo

Sintomi dello Shopping complusivo

In mancanza di una classificazione internazionale validata, proviamo lo stesso a definire quelli che sono i sintomi che possono differenziare il piacere per lo shopping dalla compulsione.

  1. Incapacità a controllare questo comportamento;
  2. Peggioramento del comportamento in seguito a situazioni di stress
  3. Acquisto di beni inutili, perdita di interesse non appena viene completato l’acquisto, il pensiero passa subito al successivo;
  4. Pensiero ossessivo sui beni che si vuole acquistare;
  5. Comportamento scorretto verso gli altri volto a nascondere questo comportamento;
  6. Perdita della capacità di giudizio verso gli acquisti con conseguenze serie per la propria situazione finanziaria.

Considerazioni e cause

Possiamo ipotizzare che lo shopping compulsivo rientri nell’universo dei disturbi ossessivo-compulsivi. In questo caso ritroviamo quindi un versante legato ai pensieri ossessivi relativi agli acquisti, più o meno intrusivi.

Questi pensieri si riferiscono sempre al bene che si desidera acquistare, una sorta di “chiodo fisso” che non è possibile allontanare fino a che non si realizza l’azione dell’acquisto. Dietro questi pensieri fissi, forse, è però possibile rintracciare un’altra funzione, ovvero la possibilità di distogliere la propria coscienza da pensieri o preoccupazioni ben più serie.

Si evidenzia così l’aspetto di utilità di questa strategia inconscia. L’aspetto compulsivo è complementare rispetto a quello ossessivo. Se l’ossessività pertiene il pensiero, la compulsività riguarda l’agito, in questo caso l’acquisto dettato più dalla necessità di assolvere un dovere che dal reale piacere.

L’acquisto, infatti, potrebbe essere portato a termine come tentativo di sollievo dal pensiero ossessivo, come azione “impulsiva” non mediata dalla ragione o come necessità sentita. In ogni caso non è un’azione di piacere ma di dovere, questa è la grande differenza tra lo shopping normale e quello patologico.

Shopping online

Negli ultimi anni lo sviluppo dello shopping online ha intensificato la problematica dello shopping compulsivo. L’offerta proposta dall’e-commerce che permette di fare acquisti comodamente dallo smartphone, senza bisogno di recarsi nel negozio, a volte con il semplice tocco di un dito, l’ha reso tanto facile quanto irresistibile.

Diventa ancora più difficile, per chi è vulnerabile a questa tematica, resistere, perché ogni impedimento fisico è stato abilmente soppresso. Se per passare da un acquisto all’altro bastano pochi secondi e un paio di pressioni delle dita, la soddisfazione sarà ancora più breve. 

Possibili soluzioni

Come tutti i disturbi della sfera ossessivo-compulsiva la possibilità di ridimensionare la mania di controllo, caratteristica tipica in questi casi, permette di abbandonare schemi rigidi che allo stesso tempo sono strumento privilegiato ma anche trappola per chi li adotta.

Questo può avvenire nel contesto di un percorso psicoterapeutico che autorizza la persona a parlare in maniera autentica di se stessa ragionando così su quei nodi delicati della propria esistenza che nella quotidianità non è permesso richiamare alla coscienza.

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