Gli ingredienti per una vita felice
L’amore è uno dei grandi misteri della nostra vita. Dante lo definisce il motore dell’universo: l’amor che move il sole e le altre stelle; eppure, allo stesso tempo è la più grande causa di sofferenza. Chi ha vissuto un amore non corrisposto, o un amore tradito, lo sa bene. Anche uno psicoanalista sa bene quale ruolo centrale nella vita dell’uomo hanno le faccende amorose. A tal proposito, Lacan diceva che chi bussa alla porta di un’analista ha sempre una domanda d’amore.
Un’altra cosa che sappiamo è che non è possibile cambiare o guarire un amore, renderlo pulito o sano e men che mai si può evitare che l’amore faccia soffrire. In inglese si dice “to fall in love”, cadere nell’amore. È proprio così, l’incontro amoroso è un’esperienza che ha dell’inaspettato, dell’imprevisto; ha a che fare con l’inciampo e con la possibilità di farsi male e molto.
Non decidiamo di amare, ma ci ritroviamo ad amare. In questo senso ogni amore è sempre un colpo di fulmine perché c’è un momento a partire dal quale possiamo dire che ci siamo scoperti innamorati.

Questione di dettagli e di mancanza
D’altronde l’amore ha a che fare con un dettaglio. È sempre un particolare che ci ritroviamo ad amare dell’altro. Un dettaglio fisico o incorporeo: la voce, un modo di fare, un gesto. Qualcosa che assume un valore inestimabile, che è in grado di detonare quell’ordigno nucleare che è il desiderio, il vero motore immobile di ciascuno. La più alta realizzazione possibile per l’umano.
E cosa riesce ad alimentare di più questo fuoco del desiderio se non la mancanza? Analogamente all’ossigeno che fa divampare il fuoco, la mancanza, l’assenza o l’impossibilità hanno un effetto comburente sul desiderio. Nel Don Chisciotte, Cervantes lo scrive in termini chiari e lapidari: “nella guerra dell’amore, vince chi fugge”. Il sottrarsi, il venir meno, lo scomparire amplificano il desiderio dell’altro e, dunque, l’amore, o almeno una sua forma embrionale. Questa dinamica la troviamo molto spesso nei cosiddetti rapporti tossici.
Godere dell’assenza
Soffro quindi godo. Una possibile declinazione dell’amore tossico trasforma la mancanza dell’altro in una fonte di soddisfazione. Tanti pazienti mi dicono di provare dipendenza – fisica – verso il partner che puntualmente si nega, che si mostra disinteressato. Questo tipo di partner, che spesso ha a tutti gli effetti dei tratti narcisistici, viene troppo demonizzato. In realtà il vero colpevole non è il narcisista ma il meccanismo: l’insoddisfazione può diventare una forma tirannica e violenta di soddisfazione. Del tutto insaziabile. A differenza di tutte le altre dipendenze che hanno al centro un oggetto tossico, in questi casi l’oggetto della dipendenza è il posto vuoto lasciato dall’assenza dell’altro. Come per il giocatore d’azzardo che pensa di voler vincere ma inconsciamente prova piacere nel perdere, il dipendente affettivo desidera più di ogni altra cosa la presenza dell’altro, ma gode della sua assenza.
I desiderantes
Il desiderio ruota attorno alla mancanza. Recalcati fa risalire l’etimologia del termine desiderio a un non precisato passaggio del De Bello Gallico. I desiderantes erano i soldati romani che rimanevano nell’accampamento e sotto le stelle aspettavano il ritorno dei loro compagni dalla battaglia. Se non ci fossero mancanza, assenza e attesa, il desiderio non potrebbe esserci. Allo stesso tempo è il motore che spinge l’uomo a ricercare la sua soddisfazione. Per certi versi è più necessario dell’oggetto stesso. Lacan lo descrive evocando l’immagine di un furetto che continua a spostarsi. Come quel gioco dove devi colpire la talpa che esce da buchi diversi.
Questa analogia lascia intendere che il desiderio non può mai esaurirsi perché appena lo si crede soddisfatto, è già da qualche altra parte. Freud identifica come unico vero obiettivo del desiderio l’oggetto perduto, per sempre. Per questo niente sarà mai in grado di (ri)dare una piena soddisfazione.

Il gioco delle coppie
Nei rapporti sentimentali questa soddisfazione-non-totale diventa può diventare una ricerca senza fine. Proiettata su un ideale, ma a causa della stessa natura inconsistente dell’ideale, questa ricerca è destinata infatti a essere infinita.
Si dice che in amore esista solo un errore: il primo. Quello che fa crollare l’ideale e che mostra l’altro, non più come uno specchio, ma come realmente. Altro, con tutte le sue imperfezioni. E’ la caduta dall’olimpo o la cacciata dal giardino dell’Eden. Tante coppie possono non reggere l’urto con questo scoglio. C’è chi reagisce con “avanti il prossimo” e tutto ricomincia daccapo in un ciclico ritorno dello stesso. Questa caduta può essere anche l’occasione, però, per l’avvio del lento processo di trasformazione delle intense sensazioni e passioni tipiche dell’innamoramento nei sentimenti più robusti ma tenui di un amore maturo.
Alcuni invece tendono a sdoppiare la propria vita relazionale. Scelgono un partner serio e solido, ma desiderano qualcun altro. Magari un vecchio amore, forse addirittura qualcuno con cui non c’è mai stato nulla, ma che, proprio per questo, diventa l’oggetto del desiderio impossibile.
Cosa desideri realmente? L’altra faccia del desiderio
In stretto rapporto con il desiderio c’è l’angoscia. Già Freud l’aveva messa in relazione alla libido, concetto molto vicino a quello di desiderio. Ma Lacan le fa fare un passaggio logico ulteriore. Secondo lo psichiatra francese l’angoscia è l’affetto collegato al desiderio dell’Altro. Ciò che produce angoscia è sentirsi oggetto del desiderio dell’altro, entrare in contatto con l’enigma che il desiderio dell’altro apre in noi. Basti ripensare all’angoscia prima di un’interrogazione a scuola o di un esame all’università.
Nel rapporto amoroso questa dinamica, che coinvolge anche il corpo, è al suo apice e per tanti è insostenibile. E’ un classico quello di fuggire proprio quando i ruoli si invertono e per la prima volta si diventa oggetto del desiderio di colui che prima veniva desiderato.
Fintanto che l’enigma è mantenuto, il gioco è avvincente e sfidante. Ma una volta svelato, sorge l’angoscia. Meccanismi simili spiegano come il desiderio abbia due facce. Una stimolante e intrigante che spinge verso l’altro ma anche una spaventosa e indicibile che induce alla fuga.
L’amore è sempre eteros
Se il desiderio spinge due persone a incontrarsi, l’amore è ciò che può farle stare insieme. Ma a quale prezzo? Nel simposio di Platone, Aristofane racconta il mito degli esseri umani sferici tagliati a metà. Ogni metà è costretta a ricercare l’altra per tornare ad essere completa. Forse questa è una tra le prime versione della leggenda delle anime gemelle. Una storia che non smette mai di affascinare perché offre una prospettiva tanto romantica quanto chimerica.
La psicoanalisi, invece, ci insegna che l’incastro perfetto non esiste. Un best seller di qualche anno fa era intitolato gli uomini vengono da marte e le donne da venere. In questo c’è qualcosa di profondamente vero: ogni partner è un alieno per l’altro. Ma questo – per fortuna – non è un limite, anzi, è il presupposto di partenza per non cadere nella trappola dello specchio riflesso.
Lacan diceva che l’amore è sempre eterosessuale, intendendo che l’amore, quello con la A maiuscola, è sempre per l’eteros, l’Altro. Di proposito ho lasciato un altro elemento importante, che riguarda il rapporto tra i partner, quello del godimento, che è un concetto psicoanalitico estremamente importante e complesso. Ho pensato per questo di approfondirlo in un prossimo articolo.
